Tutta colpa di capitan Schettino
Posted by Davide Mapelli | Posted in Pensieri, Politica, Economia e Lavoro | Posted on 28-01-2012
Tag:Berlusconi, Monti, proteste, Schettino
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Per chi legge questo blog, credo che ormai sia chiaro che non sono un fan di Mario Monti. Detto questo, non sempre apprezzo le contestazioni al Governo.
Quello che non mi piace è che spesso le contestazioni si riducono ad un no, o ad una pretesa ingiustificata. Non vedo e non sento proposte serie e concrete. Quali sono le ricette per cambiare il Paese? Crediamo veramente che sia sufficente la lotta all’evasione fiscale e la super tassazione dei ricchi? Crediamo veramente che con queste facili sparate populiste i problemi strutturali si risolvano? Oppure dobbiamo iniziare a proporre un nuovo modo di concepire la politica economica e sociale?
Questi soggetti che oggi si oppongono a Monti (di cui, ci tengo a sottolinearlo, non approvo buona parte del suo operato), senza proporre nulla, dove erano quando gli esponenti della c.d. destra e c.d. sinistra affondavano questo Paese? Sofia Ventura tenta di dare una risposta (con questo articolo) leggendo il fallimento dei due maggiori schieramenti alla luce del fallimento e della mancata comprensione del Berlusconismo. Io credo che spesso si attribuiscano al berlusconismo meriti e demeriti ben superiori alla portata di tale fenomeno.
Le ragioni del fallimento di questo Paese vanno cercate più in profondità rispetto agli accadimenti superficiali degli ultimi venti anni. Dobbiamo analizzare il concetto di democrazia che è insito nell’animo degli italiani; e solo così possiamo capire i motivi che stanno alla base delle contestazioni del Govern Monti, solo così possiamo capire perchè in questo Paese si fatica a proporre una vera alternativa.
Innanzitutto, ritengo che questo sia il Paese dell’esercizio della democrazia personale, ossia l’esercizio della democrazia per difendere interessi personali o corporativisti. Insomma, si scende in piazza solo quando si viene toccati personalmente; e si protesta solo per dire no. Ma l’esercizio della sovranità popolare, della democrazia, consiste solo nello scendere in piazza e solo in determinate occasioni?
Io credo che l’esercizio della democrazia significhi adottare ed adoperare tutti gli strumenti legittimi che si hanno a disposizione per modificare il corso della politica. Informarsi, associarsi, sviluppare una propria idea, diventare il cambiamento che si vuole vedere, proporre e portare nelle sedi opportune le proprie soluzioni, questa è democrazia.
Diciamocelo, a noi italiani non piace la democrazia. E’ troppo complicato dire no e allo stesso tempo fare proposte. E’ troppo complicato lottare per raggiungere i posti chive, le stanze dei bottoni. In fin dei conti a noi italiani piace avere il capro espiatorio contro cui puntare il dito quando le cose non vanno bene. Dare la colpa agli altri è la cosa più semplice.
E poi la democrazia è faticosa. Bisogna andare in piazza, ma è talmente stancante che lo facciamo solo se ci toccano personalmente (gli studenti erano da soli contro la Gelmini). Dobbiamo sprecare tempo a studiare per capire cosa proporre di alternativo. Ed infine dobbiamo lottare per raggiungere le stanze dei bottoni. E poi ci sono i consigli comunali, le commissioni, gli incontri con i cittadini ed una perpetua necessità di studiare gi argomenti; diciamolo: “CHE PALLE!”
E allora continuiamo a farci i cazzi nostri, a difendere il nostro orticello e quando la barca affonda puntiamo il dito contro capitan Schettino. Non è mai colpa dell’equipaggio! Si è vero, ogni tanto c’è qualche De Falco che fa il suo dovere e allora lo osanniamo, ma abbiamo bisogno di Schettino, perchè se schettino non ci fosse dovremmo guardarci in faccia e dire: “e mo la colpa di chi e?”.
Quando le cose non vanno come dovrebbero diamo la colpa ai politici, tanto fanno tutti schifo, ma noi guai a sporcarci le mani con la politica. Guai a tentar di diventare il cambiamento, costa fatica, studio e sacrifici e allora diventa più facile dire cha la politica fa schifo, invece che cambiarla.


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