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Berlusconi ha vinto, Berlusconi ha perso

“311 a 314 la Camera non approva” questo quanto accaduto qualche giorno fa. Dopo qualche giorno, vorrei fare un’analisi a freddo del voto di sfiducia fallito. Innanzitutto bisogna rilevare che due sono le correnti di pensiero. Secondo alcuni, Berlusconi avrebbe vinto e adesso molti...

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Non chiamatela antipolitica, non chiamateli Grillini

Posted by Davide Mapelli | Posted in Pensieri, Politica, Economia e Lavoro | Posted on 08-05-2012

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Il risultato del M5S a queste ultime elezioni amministrative ha del clamoroso, ma non può essere certamente definito imprevedibile. Del resto sono anni che i cittadini italiani cercano qualcosa di nuovo a cui aggrapparsi.

Il Movimento lanciato da Beppe Grillo è oggi una figura impalpabile, che a mio avviso si pone come fenomeno di transizione tra la classe politica del dopo manipulite e una nuova classe dirigente che troverà spazio nei prossimi anni.

Non è un fenomeno transitorio. O meglio: lo è, ma non nel brevissimo periodo. Per questo è necessario farne un’analisi per capire che cosa rappresenta; perchè solo così si può tentare di dare una lettura di quello che potrà accadere una volta conclusasi questa fase transitoria.

Il M5S credo che sia un Movimento di persone che si riconoscono in un sentimento di inignazione verso una classe dirigente a dir poco inadeguata. Beppe Grillo ha semplicemente dato voce a queste persone. Non credo che abbia mai tentato di dare una risposta ai problemi che spesso ha sollevato e credo che comunque non sia sua intenzione.

Se Grillo iniziasse a dare lui stesso soluzioni ai problemi si porrebbe sullo stesso piano di quella classe dirigente odierna che cala le decisioni dall’alto, anziché rappresentare le istanze che provengono dalla base, dal basso. Grillo ha il merito di aver posto in evidenza la rottura che si è venuta a formare tra classe dirigente e cittadini e invitando i cittadini ad individuare autonomamente i problemi e le soluzioni.

L’accezione positiva del M5S sta nell’aver portato molti cittadini ad occuparsi nuovamente della cosa pubblica, della politica. Il M5S fa politica nel vero senso della parola.

Questa è la visione migliore, più pulita del M5S. Ma come tutti i fenomeni umani, anche questo Movimento ha i suoi lati negativi. Il primo di questi è rappresentato dai Grillini. Questi sono diversi dai miltanti del M5S, sono solo fan di Grillo. Fan in senso di fanatici! Soggetti che vedono Grillo come il Dictator, il leader, dimostrando di non aver capito un bel niente di quello che il movimento 5 stelle si propone di fare. Questi cercano proposte da Grillo e si nutrono delle sue parole, ma non capiscono che Grillo non può dare loro risposte, perché sono loro stessi a doverle cercare.

Questi Grillini commettono gli stessi errori dei giornalisti e dei leader dei partiti che cercano da Grillo risposte e confronti pubblici, mentre dovrebbero andare dai membri del M5S a porre domande e proporre dibattiti. Grillo lo ripete in continuazione: “è da loro che dovete andare. Sono loro che si riuniscono, discutono e parlano per trovare soluzioni ai problemi. Chiamate loro!”

Alcuni errori è Grillo stesso a commetterli. Innanzitutto pone molti interrogativi la gestione da parte della Casaleggio delle piattaforme di cui Grillo si serve. Inoltre, Grillo si sta facendo trascinare nell’errore di farsi nominare leader del movimento. Altro pesante interrogativo si pone sulla gestione del simbolo del movimento e sulla titolarità di questi.
A questi errori, a mio avviso, si potrebbe porre soluzione con una strutturazione del Movimento. Ciò non peserebbe sul principio per cui ognuno vale uno, perché una strutturazione prevede una suddivisione dei compiti e quindi un controllo più trasparente, senza mai inficiare il principio dell’uno vale uno. Gli oppositori ad una strutturazione del M5S sostengono che questa sia sbagliata perché propria dei vecchi partiti. Ma non tutto ciò che è vecchio è sbagliato! Altrimenti rischiamo di arrivare a paradossi per cui si dirà che lavarsi è vecchio, che la democrazia è vecchia, ecc. La strutturazione è necessaria per il raggiungimento di un obiettivo. Già avviene a livello locale, allora perché non farlo a livelli superiori?
Quando si sostiene che i partiti sono vecchi, non bisogna credere che sia tutto da buttare. Per vecchio si intende un modo di fare politica che non tiene conto delle istanze della base. Lo svecchiamento deve avvenire con un ribaltamento della piramide, ma non con la distruzione della stessa.

Ultimo grave difetto del M5S è la concezione per cui il loro pensiero è ontologicamente corretto. Del problema delle idee corrette assolutamente e aprioristicamente ne ho parlato già in questo blog, ponendo l’accento sul rischio di una deriva totalitaria.

Credere che la propria idea sia corretta, perché ritenuta l’unica possibile, è il pane si cui si sono nutriti per anni i totalitarismi.

Questo errore viene spesso commesso dai militanti del M5S in due occasioni. La prima consiste nel rifiutare un qualsiasi confronto con militanti e rappresentanti di altri partiti, ponendosi su un piano di superiorità arrogante per cui ci si crede di essere migliori a prescindere. La seconda consiste nel credere che una volta che il M5S ha organizzato una riunione per assumere alcune determinazioni attorno ad un problema, tutte le altre proposte derivanti da altre strutture della società siano impraticabili se non sono identiche a quanto statuito in quell’assemblea. Il problema che qui si pone è gravissimo, perché si disconoscono le istituzioni democratiche repubblicane e le si sostituiscono con un organismo “privato” e quindi non soggetto al controllo e al bilanciamento dei poteri; insomma sarebbe come se in Parlamento, o nei consigli comunali, provinciali o regionali ci fosse un solo partito che può prendere decisioni. E nonostante quest’ultimo abbia organizzato riunioni aperte e pubbliche queste restano sempre e comuque l’espressione di una parte!

La bellezza e la forza della democrazia sta proprio nella molteplicità di idee e pensieri e nella loro contemperazione. I militanti del M5S impareranno questo a loro spese, poiché ingrandendosi aumenteranno l’apporto di idee e i momenti di confronto, quindi inevitabilmente dovranno trovare una linea di fondo su cui indirizzarsi e in tal modo, coloro che non si riconosceranno in tale linea, usciranno dal movimento per tentare nuove esperienze più afferenti al loro pensiero.

In definitiva, ciò che di positivo ha portato il M5S è il ribaltamento della piramide gerarchica, ma l’errore fondamentale che commette e quello di ritenere morta la pluralità di idee a fronte della soluzione unica.
Se il M5S riuscirà nell’impresa consistente nell’effettuare questo ribaltamento, poi esaurirà il suo scopo, lasciando nuovamente spazio alle idee che torneranno a formare destre, sinistre e centro nuovi, ovvero con nuovi obiettivi e soluzioni, ma con una struttura gerarchica riformata.

#preferenzepulite, a Senago voto Bassoli

Posted by Davide Mapelli | Posted in Politica, Economia e Lavoro | Posted on 05-05-2012

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Qualche giorno fa Giulio Cavalli e Pippo Civati hanno lanciato una campagna per le elezioni amministrative.

Se ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra utilizzano lo strumento del voto di preferenza meglio e più consapevoli della stragrande parte degli elettori il problema non è solo politico: è un problema di cittadinanza praticata troppo poco. Se le mafie dimostrano di conoscere gli strumenti democratici e di utilizzarli a proprio vantaggio significa che anche su questo punto noi dobbiamo provare ad essere più vivi. Il “porcellum mafioso” è garantito dagli argini troppo bassi.

Per questo chiediamo in questi ultimi giorni di campagna elettorale che i candidati sindaci, la stampa, i partiti, la rete e la società civile alzino la voce sull’uso responsabile della preferenza da esprimere nel seggio. Indicare un cognome di cui fidarsi e a cui affidarsi non è solo il modo per non delegare solo alla coalizione l’attenzione per i punti di programma e avere una persona di riferimento; dare il voto di preferenza significa alzare l’argine contro le mafie per rendere più difficile la loro gestione del consenso.

Se vivessi a Senago, saprei certamente a chi dare la mia preferenza, che senza ombra di dubbio andrebbe a Claudia Bassoli. Le ragioni di questa scelta sono svariate: conosco Claudia da qualche anno, condividiamo idee e progetti, ma sopratutto stimo la sua coerenza e la sua onestà, in definitiva il suo modo di fare Politica con la faccia e le mani pulite.

Ho fatto a Claudia qualche domanda, in modo tale che anche voi possiate farvi la vostra opinione.

Ciao Claudia. Raccontaci un po’ chi sei.

Sono Claudia Bassoli, sono nata a Milano 27 anni fa e da allora ho sempre vissuto a Senago; mi sono diplomata al liceo linguistico Falcone e Borsellino di Arese dopodiché ho frequentato la facoltà di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, dove nel 2010 ho conseguito la laurea magistrale. Nei mesi antecedenti e immediatamente successivi alla laurea ho fatto un’esperienza di stage presso una società che opera nel mercato assicurativo. Al termine di questa esperienza nel mondo aziendale ho capito che non potevo rinunciare al “progetto” che mi aveva portato a scegliere la facoltà di giurisprudenza e, conscia delle difficoltà, soprattutto economiche, che avrei dovuto affrontare, in particolar modo nei due anni a seguire, ho rinunciato un po’ a quel forte desiderio di indipendenza che da sempre mi ha contraddistinta e ho deciso di intraprendere la cd. carriera forense. Mi sono quindi iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e ho iniziato a lavorare come praticante avvocato presso uno studio legale di Milano, in attesa di poter sostenere il tanto temuto esame di Stato e coronare quel “sogno professionale” che da tempo mi accompagna.

Perchè hai deciso di candidarti?

Mi candido perché sin da bambina mi è stato trasmesso l’alto valore della coscienza civile, dell’importanza dell’impegno sociale e della necessità che ognuno di noi metta le proprie doti, conoscenze e capacità al servizio della comunità, perché solo così essa è in grado di superare le proprie difficoltà , colmare le proprie lacune e progredire. Mi è stato insegnato che tutte le volte che mi trovo davanti a qualcosa che ritengo ingiusto, impari, non rispettoso dei diritti, appartenenti a me o ad altri, non è sufficiente indignarsi o lamentarsi, occorre altresì mettersi in prima linea e agire, cercare le soluzioni pratiche ai problemi che vengono sollevati, trovarne le cause ed essere propositivi e non soltanto critici e distruttivi, perché dopo aver individuato ciò che consideriamo un male, il denunciarlo è solo un primo passo, abbiamo poi il dovere morale di attivarci concretamente per “debellarlo” e far si che non si ripresenti.

Sono cresciuta con la convinzione che ognuno di noi possa e debba contribuire al bene comune, come accadeva nell’Antica Grecia e nella Roma Repubblicana, quando al primo posto vi era davvero il valore della democrazia, della lealtà, della giustizia, dell’agire nell’interesse dell’intera comunità, principi che oggigiorno, perché utilizzati, troppo spesso, a sproposito, sfoggiati e strumentalizzati hanno perso il loro reale significato.

Dunque… mi candido perché, nonostante le brutture odierne, gli scandali e il malaffare che abbiamo ben imparato a conoscere, credo ancora nella Politica, quella con la P maiuscola, che guarda e opera unicamente per il bene della Polis, il cui centro nevralgico è il popolo e per cui ogni singolo cittadino, anzi, ogni essere umano, incluso colui che viene classificato come “straniero” o “diverso”, ha valore primario e, in ragione di ciò, si impegna, al fine di tutelare ogni suo diritto e salvaguardare ogni suo bisogno.

Ritengo che la Politica oggi necessiti di persone semplici ma con valori profondi e ben radicati, personalità competenti, preparate e pronte a mettere il proprio bagaglio di esperienze, capacità e cultura al servizio dell’intera Comunità. Abbiamo bisogno di uomini e donne che sappiano ascoltare e comprendere le istanze e i bisogni dell’uomo comune e che di essi si facciano portavoce; persone che ogni singolo giorno affrontano la stessa realtà e le stesse difficoltà della gente che li ha scelti quali suoi rappresentanti nelle istituzioni. Ancora, i nostri politici devono essere persone scevre da qualsivoglia interesse privato o personale, mosse da un’unica ragione: operare per il bene comune.

Ci hanno abituati a concepire la Politica come via per affermare e tutelare gli interessi di pochi, ebbene, torniamo ad occuparci e a privilegiare gli interessi diffusi, quelli collettivi, che appartengono ad ognuno di noi. La gestione delle casse comunali, regionali, statali etc., i piani urbanistici e di assetto del territorio e così tutte le scelte che la pubblica amministrazione è chiamata a compiere non devono più corrispondere a patti esclusivi tra istituzioni e piccoli e grandi centri di potere, siano essi imprenditori, banche, grandi investitori, da cui escludere la massa degli altri cittadini. Per tale ragione auspico nel ritorno in auge della partecipazione popolare alle scelte che riguardano il bene e l’interesse della collettività e da tempo, proprio a tal fine, opero per stimolare l’interesse dei miei concittadini verso le problematiche che riguardano il nostro territorio: cittadinanza attiva, vigile, informata, promotrice e portatrice di idee, progetti volti al miglioramento della realtà in cui vive e opera, questo è il mio obiettivo.

In conclusione, sottoscrivo a pieno e faccio dunque mie le parole di Luca Mercalli “Obiettivo primario della politica non dev’essere lo sviluppo economico fine a se stesso  bensì la qualità della vita, dell’ambiente e delle relazioni umane”.

Non possiamo più permetterci di delegare ciò che ci preme riaffermare, non possiamo contare sul fatto che altri si facciano garanti di tutti questi valori, per questo dobbiamo impegnarci in prima linea, noi che nella valorizzazione, trasmissione e attuazione di questi principi ancora crediamo.

Quali sono le priorità per Senago?

Senago credo debba in primo luogo investire sul sociale, su quei bisogni primari della propria Comunità che sono assai poco garantiti dall’amministrazione comunale. Una priorità di Senago è infatti quella di essere, finalmente, dotata di Servizi per i propri cittadini, in primis bambini, giovani e anziani, ad oggi quasi inesistenti. Abbiamo, ad esempio, una Casa della Salute progettata ed edificata in gran parte, ma attualmente in stato di abbandono: occorre al più presto ripensare alla sua funzionalità e far si che diventi operativa il prima possibile perché essa deve andare a colmare le lacune socio-sanitarie ed assistenziali che da troppo tempo contraddistinguono la nostra cittadina.

Vero è che per fare ciò bisognerà dover fare i conti con le scarse risorse economiche a disposizione, ciò nonostante, non possiamo permetterci di rimanere nell’immobilismo in cui siamo piombati, occorrerà trovare delle soluzioni alternative, innovative, anche sperimentali, per garantire centri assistenziali per gli anziani e per chi vive situazioni di povertà e disagio, sempre più diffuse e comuni in questi mesi.
Senago ha altresì bisogno di strutture socio-educative per i più piccoli, di un maggior riconoscimento, valorizzazione e sostegno di quelle realtà aggregative, già presenti sul nostro territorio, in cui gli adolescenti possono ritrovarsi, coltivare i propri interessi e le proprie passioni, in cui sono gli stessi ragazzi a farsi promotori di iniziative socio-culurali.

Senago avverte poi la necessità di essere governata da persone che altro non rappresentino se non i propri cittadini: i politici portatori di interessi speculativi, legati principalmente a logiche di edificazione cieca e selvaggia hanno già fatto sin troppi danni, non servono più alla nostra Comunità!

Il nostro Paese infatti, oggi ha un intensità d’uso del territorio considerata critica, che corrisponde a 6913 ab/km2, abbiamo ormai raggiunto il nostro livello di saturazione, non ve n’è più per nessuno come si suol dire, non vi sono più risorse a disposizione e non possiamo più permetterci di andare a toccare quelle poche aree verdi che sino ad oggi abbiamo preservato. Ricordiamoci che nuove costruzioni portano traffico aggiuntivo, a quello che è già più che congestionato, oltre all’ulteriore domanda di servizi, richieste che, obiettivamente, non saremo mai in grado di soddisfare.

La soluzione sta dunque nel fermare il consumo di suolo, la svendita di questo nostro patrimonio collettivo che, facciamocene una ragione, è un bene esauribile; pertanto, dobbiamo pensare alla riqualificazione del territorio edificato, ad incentivare ed investire nel recupero e nella valorizzazione degli immobili dismessi e decadenti, che indubbiamente hanno quale conseguenza la riduzione dei consumi, quindi delle spese, di chi vi va ad abitare.
Ritornando a quanto dicevo in apertura di questo “capitolo”, gli investimenti che saremmo in grado di permetterci dovranno essere mirati a rafforzare le aree destinate ai servizi e alle attività produttive presenti sul territorio, puntando al rilancio del commercio locale.

Quelle sin qui elencate non sono proposte né fantasiose né irrealizzabili, bensì attuate da diverse amministrazioni a noi vicine, prima fra tutte quella di Desio che, con l’adozione di una variante urbanistica sta risolvendo le problematiche di un Comune devastato dal profondo radicamento di malaffare e criminalità organizzata… quindi, perché non dovrebbero riuscire e portare beneficio anche alla comunità e al territorio di Senago?!

In conclusione, occorre rimettere al centro delle politiche cittadine la persona, le ragioni del lavoro, della salute dei cittadini e della socialità; in sintesi, è necessario recuperare il valore di comunità, di bene comune, di interesse collettivo, mettendo da parte le logiche che obbediscono esclusivamente al settore immobiliare e che mirano a garantire solamente una rendita e un profitto a qualche privato.

Non mi resta che chiudere riaffermando a gran voce il fermo e deciso NO ALLE VASCHE DI LAMINAZIONE che Regione Lombardia vuole imporre sul territorio di Senago, progetto privo di utilità in merito alla soluzione del problema delle esondazioni del torrente Seveso nell’area a Nord di Milano, non intendo qui tediarvi oltre e vi rimando al sito del Comitato Senago Sostenibile di cui sono, orgogliosamente membro e attivista, realtà cittadina che, che da oltre due anni, difende fattivamente e, possiamo dirlo, con ottimi risultati, le ragioni del nostro no: dateci un occhio, vi troverete tutta la documentazione, attenta e mai parziale, che vi porterà alle nostre stesse conclusioni! www.senagosostenibile.org.

Qui il video di Giulio Cavalli a sostegno della candidatura di Claudia.

Parlando di lavoro

Posted by Davide Mapelli | Posted in Politica, Economia e Lavoro | Posted on 12-04-2012

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Su www.nonmifermo.it ho scritto di lavoro. Ho parlato di qual’è il principio che sottostà all’art. 1 della Costituzione, ovvero “il libero esercizio del diritto al lavoro e l’impegno costruttivo sanciscono gli strumenti attraverso i quali si concretizza l’emancipazione dell’individuo all’interno di una società. Un individuo che rimane legato da un lato alle imposizioni del datore di lavoro, o dall’altro al politico che gli permette l’assistenzialismo statale, non può dirsi emancipato, ma servo o schiavo, minando in tal modo il concetto stesso di cittadino come titolare di diritti e soggetto di decisioni e sostituendolo con quello di suddito, che delle decisioni è solo oggetto“.

Ho parlato anche della crisi delle piccole e medie imprese. “Questa è ormai un’emergenza tale per cui si è arrivati addirittura ad istituire una rete di psicologi ed un numero verde anti-suicidi come sostegno per coloro che ormai sono stati colpevolmente abbandonati dalle Istituzioni.

Non è sostenibile un sistema dove lo Stato pretenda di imporre una pressione fiscale insostenibile senza, però, far fronte ai propri debiti in tempi ragionevoli.

Ridurre l’intero dibattito sul lavoro alla mera regolamentazione delle modalità con cui i lavoratori possono prestare le proprie mansioni, denota una mancanza di conoscenza della specificità del tessuto sociale italiano. In tal modo, ancora una volta, si lasciano al di fuori del dibattito gli artigiani ed i piccoli imprenditori.

In Italia non esistono solo evasori fiscali, ma anche imprenditori che si uccidono per la vergogna di non poter più pagare i propri operai. Imprenditori che non possono far fronte all’insostenibile pressione fiscale, che non si traduce in servizi.

L’apoliticità non esiste. Tutto è politica.

Posted by Davide Mapelli | Posted in Pensieri, Politica, Economia e Lavoro | Posted on 12-03-2012

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Avete mai fatto caso a quanto tempo perdiamo ad indicare il malaffare e le schifezze che avvengono all’interno dei partiti? Avete mai fatto caso al fatto che la politica si sia ridotta a scovare i lati negativi dell’avversario e, in alcuni casi, del compagno di coalizione?

Metto subito le mani avanti, nel senso che non nego la bontà di queste operazioni, ma mi chiedo da quanto tempo non discutiamo più di cosa fare per il nostro Paese. Ormai è evidente che la vecchia nomenclatura è portatrice di interessi ben distanti dal bene comune. Il fatto di sottolineare continuamente che la gran parte della classe politica faccia i propri interessi, porta a pensare che la politica sia tutta uguale e che non ci sia niente da fare.

Io vorrei che i giovani e le persone stufe ed oneste si riuniscano, formino gruppi di soggetti con idee affini, stilino progetti e si facciano carico di interpretare un nuovo modo di fare politica. La politica del cambiamento, che deve passare attraverso la proposta. La medesima cosa vale quando ci si trova di fronte l’urna; il voto deve essere ragionato, non contro e sopratutto bisogna conoscere (nel senso di informarsi su programmi e passato) chi si vota!

Finiamola con questo continuo piagnisteo del “tanto sono tutti uguali”, perchè ormai è evidente che la politica ci tocca nella vita di tutti i giorni. Finamola con il non voto e con la scheda bianca; se non ci piace chi ci governa, portiamo avanti noi l’alternativa, diventiamo l’alternativa.

Sono ormai secoli che ci affidiamo alla figura romana del dictator (una sorta di governo tecnico in cui un unico soggetto, il dittatore, asssumeva tutti i poteri), senza alcun beneficio, anzi!

Sento spesso dire che ci vuole un governo forte, che sappia fare le leggi; ma di che cosa stiamo parlando! I governi non fanno leggi, al massimo le propongono !

Del resto in Italia siamo tutti allenatori della nazionale, così come siamo tuttologi in ogni discussione. Abbiamo perso la capacità di informarci, studiare e capire. Ormai siamo senza filtro, parliamo di ogni cosa con arroganza, pensando di essere gli unici depositari di una verità assoluta. Il cancro del pensiero unico ci è entrato in testa e si sta impossessando di tutto il corpo. Il pensiero unico porta all’arroganza, alla saccenza e all’incapacità di ascoltare, criticare e informarsi.

Per questo, secondo me, dobbiamo ripartire da qui, ovvero dobbiamo ripartire dalla voglia di conoscere, di informarsi, di parlare a ragion veduta. Dobbiamo riconoscere la bontà del pluralismo di idee. Sfruttiamo tutte le occasioni che ci vengono date per capire come funzionano l’economia, le politiche ambientali, gli assetti istituzionali. Vi assicuro che non è impossibile. Chi dice di non capire niente di politica (così come di economia, o di altri argomenti), salvo poi discuterne come se fosse il Presidente della Repubblica (sic! Che non è sigh), sbaglia il verbo, nel senso che non è assolutamente vero che non capisce niente di x, ma dovrebbe dire che non sa niente di x. Una volta preso atto di ciò, dovrebbe correre ad informarsi e a contribuire al cambiamento che vuole vedere.

p.s. il titolo è una citazione di Thomas Mann.

Tutta colpa di capitan Schettino

Posted by Davide Mapelli | Posted in Pensieri, Politica, Economia e Lavoro | Posted on 28-01-2012

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Per chi legge questo blog, credo che ormai sia chiaro che non sono un fan di Mario Monti. Detto questo, non sempre apprezzo le contestazioni al Governo.

Quello che non mi piace è che spesso le contestazioni si riducono ad un no, o ad una pretesa ingiustificata. Non vedo e non sento proposte serie e concrete. Quali sono le ricette per cambiare il Paese? Crediamo veramente che sia sufficente la lotta all’evasione fiscale e la super tassazione dei ricchi? Crediamo veramente che con queste facili sparate populiste i problemi strutturali si risolvano? Oppure dobbiamo iniziare a proporre un nuovo modo di concepire la politica economica e sociale?

Questi soggetti che oggi si oppongono a Monti (di cui, ci tengo a sottolinearlo, non approvo buona parte del suo operato), senza proporre nulla, dove erano quando gli esponenti della c.d. destra e c.d. sinistra affondavano questo Paese? Sofia Ventura tenta di dare una risposta (con questo articolo)  leggendo il fallimento dei due maggiori schieramenti alla luce del fallimento e della mancata comprensione del Berlusconismo. Io credo che spesso si attribuiscano al berlusconismo meriti e demeriti ben superiori alla portata di tale fenomeno.

Le ragioni del fallimento di questo Paese vanno cercate più in profondità rispetto agli accadimenti superficiali degli ultimi venti anni. Dobbiamo analizzare il concetto di democrazia che è insito nell’animo degli italiani; e solo così possiamo capire i motivi che stanno alla base delle contestazioni del Govern Monti, solo così possiamo capire perchè in questo Paese si fatica a proporre una vera alternativa.

Innanzitutto, ritengo che questo sia il Paese dell’esercizio della democrazia personale, ossia l’esercizio della democrazia per difendere interessi personali o corporativisti. Insomma, si scende in piazza solo quando si viene toccati personalmente; e si protesta solo per dire no. Ma l’esercizio della sovranità popolare, della democrazia, consiste solo nello scendere in piazza e solo in determinate occasioni?

Io credo che l’esercizio della democrazia significhi adottare ed adoperare tutti gli strumenti legittimi che si hanno a disposizione per modificare il corso della politica. Informarsi, associarsi, sviluppare una propria idea, diventare il cambiamento che si vuole vedere, proporre e portare nelle sedi opportune le proprie soluzioni, questa è democrazia.

Diciamocelo, a noi italiani non piace la democrazia. E’ troppo complicato dire no e allo stesso tempo fare proposte. E’ troppo complicato lottare per raggiungere i posti chive, le stanze dei bottoni. In fin dei conti a noi italiani piace avere il capro espiatorio contro cui puntare il dito quando le cose non vanno bene. Dare la colpa agli altri è la cosa più semplice.

E poi la democrazia è faticosa. Bisogna andare in piazza, ma è talmente stancante che lo facciamo solo se ci toccano personalmente (gli studenti erano da soli contro la Gelmini). Dobbiamo sprecare tempo a studiare per capire cosa proporre di alternativo. Ed infine dobbiamo lottare per raggiungere le stanze dei bottoni. E poi ci sono i consigli comunali, le commissioni, gli incontri con i cittadini ed una perpetua necessità di studiare gi argomenti; diciamolo: “CHE PALLE!”

E allora continuiamo a farci i cazzi nostri, a difendere il nostro orticello e quando la barca affonda puntiamo il dito contro capitan Schettino. Non è mai colpa dell’equipaggio! Si è vero, ogni tanto c’è qualche De Falco che fa il suo dovere e allora lo osanniamo, ma abbiamo bisogno di Schettino, perchè se schettino non ci fosse dovremmo guardarci in faccia e dire: “e mo la colpa di chi e?”.

Quando le cose non vanno come dovrebbero diamo la colpa ai politici, tanto fanno tutti schifo, ma noi guai a sporcarci le mani con la politica. Guai a tentar di diventare il cambiamento, costa fatica, studio e sacrifici e allora diventa più facile dire cha la politica fa schifo, invece che cambiarla.