Non chiamatela antipolitica, non chiamateli Grillini
Posted by Davide Mapelli | Posted in Pensieri, Politica, Economia e Lavoro | Posted on 08-05-2012
Tag:5, antipolitica, Beppe, Grillini, Grillo, movimento, politica, Stelle
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Il risultato del M5S a queste ultime elezioni amministrative ha del clamoroso, ma non può essere certamente definito imprevedibile. Del resto sono anni che i cittadini italiani cercano qualcosa di nuovo a cui aggrapparsi.
Il Movimento lanciato da Beppe Grillo è oggi una figura impalpabile, che a mio avviso si pone come fenomeno di transizione tra la classe politica del dopo manipulite e una nuova classe dirigente che troverà spazio nei prossimi anni.
Non è un fenomeno transitorio. O meglio: lo è, ma non nel brevissimo periodo. Per questo è necessario farne un’analisi per capire che cosa rappresenta; perchè solo così si può tentare di dare una lettura di quello che potrà accadere una volta conclusasi questa fase transitoria.
Il M5S credo che sia un Movimento di persone che si riconoscono in un sentimento di inignazione verso una classe dirigente a dir poco inadeguata. Beppe Grillo ha semplicemente dato voce a queste persone. Non credo che abbia mai tentato di dare una risposta ai problemi che spesso ha sollevato e credo che comunque non sia sua intenzione.
Se Grillo iniziasse a dare lui stesso soluzioni ai problemi si porrebbe sullo stesso piano di quella classe dirigente odierna che cala le decisioni dall’alto, anziché rappresentare le istanze che provengono dalla base, dal basso. Grillo ha il merito di aver posto in evidenza la rottura che si è venuta a formare tra classe dirigente e cittadini e invitando i cittadini ad individuare autonomamente i problemi e le soluzioni.
L’accezione positiva del M5S sta nell’aver portato molti cittadini ad occuparsi nuovamente della cosa pubblica, della politica. Il M5S fa politica nel vero senso della parola.
Questa è la visione migliore, più pulita del M5S. Ma come tutti i fenomeni umani, anche questo Movimento ha i suoi lati negativi. Il primo di questi è rappresentato dai Grillini. Questi sono diversi dai miltanti del M5S, sono solo fan di Grillo. Fan in senso di fanatici! Soggetti che vedono Grillo come il Dictator, il leader, dimostrando di non aver capito un bel niente di quello che il movimento 5 stelle si propone di fare. Questi cercano proposte da Grillo e si nutrono delle sue parole, ma non capiscono che Grillo non può dare loro risposte, perché sono loro stessi a doverle cercare.
Questi Grillini commettono gli stessi errori dei giornalisti e dei leader dei partiti che cercano da Grillo risposte e confronti pubblici, mentre dovrebbero andare dai membri del M5S a porre domande e proporre dibattiti. Grillo lo ripete in continuazione: “è da loro che dovete andare. Sono loro che si riuniscono, discutono e parlano per trovare soluzioni ai problemi. Chiamate loro!”
Alcuni errori è Grillo stesso a commetterli. Innanzitutto pone molti interrogativi la gestione da parte della Casaleggio delle piattaforme di cui Grillo si serve. Inoltre, Grillo si sta facendo trascinare nell’errore di farsi nominare leader del movimento. Altro pesante interrogativo si pone sulla gestione del simbolo del movimento e sulla titolarità di questi.
A questi errori, a mio avviso, si potrebbe porre soluzione con una strutturazione del Movimento. Ciò non peserebbe sul principio per cui ognuno vale uno, perché una strutturazione prevede una suddivisione dei compiti e quindi un controllo più trasparente, senza mai inficiare il principio dell’uno vale uno. Gli oppositori ad una strutturazione del M5S sostengono che questa sia sbagliata perché propria dei vecchi partiti. Ma non tutto ciò che è vecchio è sbagliato! Altrimenti rischiamo di arrivare a paradossi per cui si dirà che lavarsi è vecchio, che la democrazia è vecchia, ecc. La strutturazione è necessaria per il raggiungimento di un obiettivo. Già avviene a livello locale, allora perché non farlo a livelli superiori?
Quando si sostiene che i partiti sono vecchi, non bisogna credere che sia tutto da buttare. Per vecchio si intende un modo di fare politica che non tiene conto delle istanze della base. Lo svecchiamento deve avvenire con un ribaltamento della piramide, ma non con la distruzione della stessa.
Ultimo grave difetto del M5S è la concezione per cui il loro pensiero è ontologicamente corretto. Del problema delle idee corrette assolutamente e aprioristicamente ne ho parlato già in questo blog, ponendo l’accento sul rischio di una deriva totalitaria.
Credere che la propria idea sia corretta, perché ritenuta l’unica possibile, è il pane si cui si sono nutriti per anni i totalitarismi.
Questo errore viene spesso commesso dai militanti del M5S in due occasioni. La prima consiste nel rifiutare un qualsiasi confronto con militanti e rappresentanti di altri partiti, ponendosi su un piano di superiorità arrogante per cui ci si crede di essere migliori a prescindere. La seconda consiste nel credere che una volta che il M5S ha organizzato una riunione per assumere alcune determinazioni attorno ad un problema, tutte le altre proposte derivanti da altre strutture della società siano impraticabili se non sono identiche a quanto statuito in quell’assemblea. Il problema che qui si pone è gravissimo, perché si disconoscono le istituzioni democratiche repubblicane e le si sostituiscono con un organismo “privato” e quindi non soggetto al controllo e al bilanciamento dei poteri; insomma sarebbe come se in Parlamento, o nei consigli comunali, provinciali o regionali ci fosse un solo partito che può prendere decisioni. E nonostante quest’ultimo abbia organizzato riunioni aperte e pubbliche queste restano sempre e comuque l’espressione di una parte!
La bellezza e la forza della democrazia sta proprio nella molteplicità di idee e pensieri e nella loro contemperazione. I militanti del M5S impareranno questo a loro spese, poiché ingrandendosi aumenteranno l’apporto di idee e i momenti di confronto, quindi inevitabilmente dovranno trovare una linea di fondo su cui indirizzarsi e in tal modo, coloro che non si riconosceranno in tale linea, usciranno dal movimento per tentare nuove esperienze più afferenti al loro pensiero.
In definitiva, ciò che di positivo ha portato il M5S è il ribaltamento della piramide gerarchica, ma l’errore fondamentale che commette e quello di ritenere morta la pluralità di idee a fronte della soluzione unica.
Se il M5S riuscirà nell’impresa consistente nell’effettuare questo ribaltamento, poi esaurirà il suo scopo, lasciando nuovamente spazio alle idee che torneranno a formare destre, sinistre e centro nuovi, ovvero con nuovi obiettivi e soluzioni, ma con una struttura gerarchica riformata.



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